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In occasione della
sessione pubblica organizzata a Strasburgo dal “Comitato Europeo per
il Raggruppamento delle Famiglie oriunde del Sahara Occidentale”, una
delegazione di ex esponenti del Polisario, dopo aver raggiunto la Madre Patria,
ha consegnato ai deputati europei una cartella con le prove schiaccianti delle
violazioni dei diritti umani da parte del Polisario e che rivela la realtà su quel movimento fantoccio.
Ecco la versione
integrale di quella dichiarazione:
“ Fabbricandosi
abilmente un’immagine di movimento rivoluzionario, espressione collettiva di
un popolo privo di tutto e che lotta per la sopravvivenza di fronte ad un paese
forte e espansionista, usufruendo per questo della complicità di alcuni
ambienti, il Polisario che ha costantemente ingannato l’opinione
internazionale, con astuzie, frode, menzogne, si trova oggi prigioniero della
propria logica, costretto a svelare la sua vera identità e costretto a
riconoscere il fallimento del suo piano.
Dopo aver costretto una
parte della popolazione all’esilio spodestandola insieme ai suoi beni e
parcheggiandola nei quattro sinistri campi isolati dal resto del mondo, il
gruppuscolo di avventurieri, che doveva diventare il Polisario, si è
trasformato in un partito Stato, copia conforma delle organizzazioni militari e
poliziesche, vestigia di una era tristemente famosa.
Sono 25 anni che un
gruppo ridotto di sette persone (membri immutabili dell’ex- comitato
esecutivo, circondati da una trentina di quadri sottomessi e docili) costituisce
la direzione del Polisario o piuttosto il Polisario stesso. Il resto, vale a
dire, la popolazione civile composta non solo da Sahrawi, ma anche da Tuareg
algerini, da persone dalla Mauritania e dal Mali e stimata alle 30.000 persone,
confinata nei campi, è sottomessa al controllo poliziesco. Viene suddivisa
politicamente e militarmente, spiata nei suoi minimi movimenti; subisce lunghe e
monotone sedute di indottrinamento, di reclutamento e di condizionamento
psicologici. Questa popolazione rimane oggi sequestrata, ostaggio di un gruppo
di avventurieri.
Per capire il calvario di
quelle popolazioni, è utile dire due parole sull’apparato repressivo del
Polisario. Oltre i tre mila agenti della sicurezza ufficiale, incaricati di
controllare i campi, la minuscola società civile è scoppiata in “cellule
politiche”, di 11 persone, ognuna. Il capo di ogni cellula, sotto la guida di
un commissario politico, deve scrivere un rapporto quotidiano. Così, il più
piccolo fatto viene portato alla conoscenza dell’autorità superiore che
prenderà provvedimenti immediati. Anche i figli non sfuggono alla vigilanza del
Polisario. Separati dai loro genitori, vengono sistemati in un comitato e hanno
anche la loro polizia scolastica.
Con questi metodi, il
Polisario è riuscito a terrorizzare una popolazione nel cuore della quale sono
stati seminati la paura, il terrore, la sfiducia e l’odio. Occorre ricordare
che tutti gli spostamenti fuori dei campi devono essere autorizzati. Inoltre, la
sicurezza militare garantisce un controllo fuori dei campi. Per completare
questo ritratto, il Polisario ha creato di recente una sua “gendarmerie”
(arma dei carabinieri), ulteriore strumento di una collezione di strumenti di
repressione e di controllo dei sequestrati.
Quest’universo
carcerale è opera del Polisario. Se quest’ultimo agisce così, è perché
considera la gente sequestrata come merce che lui cerca di commercializzare come
vuole, in particolare nei confronti delle organizzazioni umanitarie.
Non c’è da essere
sorpresi se il Polisario vanta di essere uno dei rari movimenti così longevi.
Quello che non confessa, è il
prezzo di questa longevità.
LE PURGHE E LE PRIGIONI
DEL POLISARIO
Sin dalla sua creazione, il Polisario non
ha fatto altro che fare prigionieri, torturare ed eliminare fisicamente coloro
che hanno osato dire la loro disapprovazione. Dal 1974 a tutt’oggi, le purghe
hanno scandito il percorso del movimento. Questo, nell’intento di soffocare
gli elementi appartenenti alle tribù minoritarie nella direzione del Polisario
(rete detta dei Tekna nel 1974, rete detta dei Gulbat El Foula nel 1977, rete
detta la Chabaka nel 1982) e furono arrestati numerosi elementi provenienti
rispettivamente dalle tribù Izzerguienne, Iggout, Oulad Dlim, Oulad Moussa e di
numerosi uomini della Mauritania.
In quei carceri e centri
di detenzione, tutte le forme di tortura vengono praticate con vari supplizi
fisici : stigmatizzando le vittime a fuoco con le iniziali del Polisario
« F.P. », tecnica particolarmente cara ai carnefici del Polisario.
Ogni tentativo di
repressione, anche minimamente organizzata, sfocia sull’intollerabile, produce
il proprio antidoto e viene denunciata da coloro che la hanno imposta come modo
di governare.
Così, avvenne nei Campi
di Tinduf nel 1988 quando una sommossa fece scoppiare il mito del Polisario.
Tutti gli ingredienti esplosivi e di contestazione furono riuniti.
Il perdurare
dell’egemonia arrogante di una tribù su altre su sfondo di antagonismi tra
etnie, una volta camuffati, emerse e venne cristallizzare le opposizioni.
La rabbia della
popolazione contagiò anche la nomenklatura, e il Polisario si trovò minato nel
proprio vertice e la sua feroce creazione fu a misura dell’ampiezza
dell’evento.
Quella sommossa finì con
l’arresto di una parte dei membri della sezione politica, di decine di quadri
superiori e di centinaia di abitanti i cui campi furono isolati di ogni contatto
con l’esterno per sei mesi.
In seguito al varo di una
legge militare nel 1990, gli elementi armati del Polisario, si ribellarono a
loro turno generando arresti e sevizi.
La repressione della
sommossa dell’Ottobre 1988 contribuì a svelare la vera faccia del Polisario :
un’organizzazione fondata sulla menzogna e sulla mistificazione.
Nonostante tutti quegli
avvenimenti, il Polisario, ignorando i cambiamenti internazionali e regionali, e
abbandonati dagli alleati di prima, rischia di affossarsi di più nella logica
repressiva nei confronti delle popolazioni sequestrate che hanno sempre fatto le
spese di quegli errori politici.
Hanno oggi lo sguardo
rivolto verso le loro famiglie. Nonostante il rinforzo del controllo nei campi,
il Polisario sta vivendo un’emorragia senza precedenti illustrata dalla fuga
di centinaia di sequestrati; numerosi coloro che, mettendo la propria vita a
repentaglio, hanno raggiunto i loro rispettivi paesi di origine (Marocco e
Mauritania in particolare). Alcuni di loro avevano ricoperto degli incarichi
importanti alla direzione di quel movimento, altri sono stati semplici soldati e
abitano nei campi dopo avere scoperto l’inganno da parte dei loro carcerieri.
Condannato da tutti,
confrontato ad una crisi senza precedenti, il Polisario può contare oggi solo
sull’aiuto e sul sostegno di coloro che rifiutano ostinatamente di vedere
quelle terribili realtà. »
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