Sahara

I gravi attentati ai Diritti Umani

Nei Campi di Tinduf

     Ci siamo spesso preoccupati per il rispetto dei diritti umani negli Stati organizzati, ma abbiamo purtroppo spesso omesso di fare lo stesso nelle organizzazioni cosiddette d’opposizione, le truppe ribelle o gli altri movimenti. La natura della loro struttura clandestina non ha sempre semplificato il compito, né alle organizzazioni umanitarie né alla stampa; a volte anche alcuni di questi movimenti godono di un pregiudizio favorevole che consente loro di commettere le peggiori violazioni ed i peggiori attentati ai diritti umani nell'impunità e nel segreto.   

    Oggi, l’opinione mondiale ha scoperto, con il fallimento dell’ideale di alcuni tra questi movimenti, la vera natura didattoriale, repressiva e a volte terroristica di queste organizzazioni, nonché i massacri e altri crimini nascosti dietro una facciata ingannevole di “combattenti per una causa”.

    Ma nessuna causa può giustificare quello che sta facendo il “Polisario” quando sequestra la gente contro il suo volere in un deserto isolato dove non ha il minimo legame con l’esterno, seminando il terrore contro coloro che vogliono fuggire dai suoi sinistri campi di concentramento appena camuffati, e ricorrendo alla violenza armata contro donne e anziani, suggestionando la gente con delle campagne d’autocritica, arrestando innocenti senza alcun processo, arruolando con forza minorenni nell’esercito, maritando giovane ragazze contro la loro volontà.  

    In quei campi, non c’è diritto di circolare, di viaggiare, di visitare, è il regno dell’arbitrario, dei “commissari politici” e dei vari sistemi di sorveglianza politica. Le famiglie vengono allontanate l’una dall’altra, e impedite di raggiungere i loro parenti. Tutto ciò avviene nella mancanza totale di trasparenza, d’informazione su quello che succede realmente. Ma quanta propaganda però, al di fuori ! Propaganda che certe persone di buona volontà hanno accettato a volte ingenuamente.  

    Il “Polisario” ha sentito che tira una brutta aria e che l’opinione pubblica sta scoprendo le facce nascoste di quei movimenti totalitari, che si ispirano ai sistemi arbitrari e umilianti per l’uomo, e dove i fini - la guerra - giustifica tutti i mezzi, tra cui i più atroci.  

    Il Polisario ha appena consegnato ai deputati europei un documento negando queste atrocità, ma che ha tuttavia definito come “triste storie ormai superate”? Ma da quando non si è mai sentito parlare di “triste storie umanitarie” nel Polisario, commesse da questi affascinanti esponenti?  

    E’ grazie alla lotta di saharawi liberi, insorti nel 1988, che la maschera è stata abbassata rivelando la più sinistra delle esperienze contro i diritti umani. Nel documento del Polisario, quest’ultimo definisce i suoi uomini “liberi”  - ma sono tutti stati imprigionati e torturati in maniera selvaggia dal Polisario – e non fornisce la minima risposta sul fenomeno di ritorno nel Regno del Marocco di migliaia di quelli chiamati “traditori”.

    Si tratta semplicemente di alcuni tra quegli uomini che cercano di fuggire all’inferno del Polisario e che sono riusciti a scappare dalla dittatura dei suoi leader rischiando spesso i peggiori pericoli. Quanti uomini sono stati definiti in questa maniera dalle dittature decadenti in particolare nell’Europa dell’Est da dove il Polisario attingeva le proprie idee.  

Il Polisario sequestra la gente nei campi

    Il Polisario intende fare credere all’opinione che i sequestrati di Tinduf, sono tutte persone fuggite dalla guerra nel Sahara occidentale. Però, oggi tutti conoscono le origini ben diverse di queste popolazioni.

        1. Dal Sud dell’Algeria: i primi abitanti dei campi del Polisario furono formati da famiglie algerine di Tinduf-Bechar, una città dove si praticava il nomadismo nei dintorni. Hanno scelto i campi perché era facile rifornirsi. L’élite ed alcuni elementi armati sono arrivati prevalentemente dal Marocco (soprattutto studenti).

        2. Il secondi ad insediarsi nei campi di Tinduf, provengono da famiglie della Mauritania, al Nord della Mauritania ed erano il secondo bersaglio del Polisario, perché s’insediarono innanzi tutto a Tinduf (Algeria del sud) poi a Bir Moghrein, Zouerate (Mauritania del nord). D’altronde, alcuni minatori ed amministratori della società di ferro della Mauritania (MIFERMA) sono stati i primi a diffondere il movimento del Polisario, essendo francofoni. Quell’insediamento del Polisario prima nel sud del Marocco, poi nel sud-ovest algerino, e nel nord della Mauritania, invece del Sahara occidentale stesso, diede la configurazione attuale della sua élite poiché la francofonia era necessaria. Pertanto, costatiamo oggi che il rappresentante del Polisario che ha consegnato a Bruxelles il documento ai deputati europei non è altro che Sadafa Ould Babhia, della Mauritania e che egli ha studiato ad Atar e fu arrestato più volte per le sue attività con i “Kaidihines”, movimento maoista degli anni ’70, per poi raggiungere dopo il partito del P.P.M. di Ould Daddah in qualità di segretario  per la gioventù per conto del Tiris El Gharbia.  

    I rappresentanti del Polisario in Germania e in Francia hanno studiato a Tan-Tan ed Agadir in Marocco.  I rappresentanti a Londra, in Svezia e a New York sono algerini che hanno studiato a Bechar e ad Orano, come peraltro Baicha Mehdi che accompagna spesso le delegazioni straniere e i giornalisti nei campi del “Polisario” e il cui padre è commerciante algerino a Tinduf.

    Quanto ai leader stessi del Polisario, una biografia verrà allegata a questo documento; inoltre il documento del Polisario ha occultato ogni risposta alla domanda di sapere se il Presidente della “RASD” ha ancora la sua famiglia a Marrakech ? se il Ministro della Difesa è un ex soldato algerino ? e se il rappresentante ad Algeri è un ex addetto culturale dell'Ambasciata della Mauritania ad Algeri?!

  3.     La gente oriunda del Sahara Occidentale

 

    1976 : alcune unità militari algerine ed alcuni elementi del Polisario entrano nella zona est e sud-est del territorio, approfittando della ritirata degli Spagnoli; la loro prima missione consisteva nell’evacuare le popolazioni nomadi verso Tinduf, spesso con la forza e usando l’intimidazione. Pertanto, la maggiore parte della gente proveniente dal Sahara piuttosto da quelle regioni. Fino ad oggi quella gente richiede al Polisario il bestiame abbandonato con forza e che è stato decimato dal Polisario nonché i suoi Land-Rovers sequestrati con la forza anche loro.

    1978 : in seguito al colpo di stato in Mauritania e la firma di un accordo tra il Polisario ed il Governo della Mauritania dell’epoca, la Mauritania evacua i posti che controllava affidando la popolazione al Polisario, tranne coloro che hanno potuto raggiungere le truppe marocchine a Dakhla in particolare.

    1979 : attacco di un piccolo villaggio vicino Smara: il Polisario rapisce 700 abitanti.

    1981 : gli elementi armati del Polisario, di fronte all’avanzata della difesa marocchina, incominciano a demoralizzarsi e a trasferirsi verso il Nord in Mali e nel sud algerino. Il Polisario non sopportando più tale situazione,  considera tutti i nomadi di quelle regioni amministrate di tre paesi sovrani, come dei bersagli. Ha organizzato tre convogli armati per ogni zona e ha raccolto tutti quanti, uomini, donne, ragazzi, anziani, abbandonando la mandrie. Parecchi hanno rifiutato e sono stati sottomessi con la forza, e sono stati poi portati nei campi di Tinduf, piedi e mani legate. E’ quello che viene comunemente chiamato nei campi come “campagna di riunificazione” (Hamlat jamaa eshamel) e che le vittime chiamano “l’inferno”.

Nessun diritto di circolare

  Una volta tornati ai campi, è impossibile uscirne, tranne che per qualche rara eccezione e per i parenti degli esponenti che vanno in Europa per curarsi. La maggioranza dei figli dei leader hanno visitato al meno un paese europeo per delle cure ma è una scusa per le mogli di passare le vacanze all’estero e portare in dietro dei bei regali.

Spesso i capi di campi organizzano un raduno la mattina e la sera per controllare se sono tutti presenti, perché la gente fugge per ritrovare la propria libertà. Purtroppo le donne e i bambini, ed anche gli anziani non ci riescono spesso. L’isolamento geografico aggrava questa situazione di desolazione totale. I mariti, i fratelli rimangono loro malgrado, perché non possono partire senza i loro figli, i loro parenti.

Nessun diritto di essere proprietari

  E’ formalmente vietato possedere cose che i membri dei campi non hanno. Le donne hanno spesso visto i loro vestiti, portati dietro dalla Mauritania o mandati da un parente a Tinduf, bruciare davanti ai loro occhi e in pubblico, perché quei vestiti non erano regolamentari; tutta la gente deve portare gli stessi vestiti. A volte, s’impone anche lo stesso pasto. I regali arrivati da fuori clandestinamente vengono sequestrati, e le tende vengono perquisite. I veicoli personali non hanno alcun diritto di circolare.

    Il Polisario accusa coloro che provano a ridare gli oggetti o di scambiarli con altri, di praticare il “diversionismo economico” di natura a recare danno al “morale rivoluzionario” e ad occupare la gente nelle attività “anti-rivoluzionarie”. Tuttavia, i dirigenti possono permettersi di tutto e possedere tutto.

Nessun diritto di pensare, perfino di sognare!  

    Bisogna combattere le tradizioni della gente, cancellare tutto il passato, per creare “il nuovo uomo saharawi”, e “il modello specifico e originale” che non ha niente a che vedere con i paesi vicini; né cultura, né vestiti, né abitudini e lingue…ecc. che ricordino le esperienze dolorose della Cambogia. Nessuno deve pronunciare neanche il nome della propria tribù. Un uomo fu un giorno interrogato da un capo sulla sua tribù e ha avuto la malaugurata idea di pronunciare il nome di questa; è stato presentato alle popolazioni esaltate che lo hanno insultato, gli hanno sputato, gli hanno messo dei scatolami vuoti ed immondizia sulla schiena e la testa e lo hanno portato in giro in tutti i campi per esorcizzare Satana; anche davanti ai figli di lui e alla sua famiglia. E’ scappato in Algeria dove è diventato l’Imam di una moschea nei dintorni di Bechar e per più di 10 anni non ha potuto vedere i suoi figli.

    Ci fu una volta un dibattito molto animato al vertice del Polisario, quando uno di coloro chiamati “traditori” ha voluto difendere il diritto della gente a sognare. Infatti, un anziano è stato punito per aver sognato che era vestito di bianco e che tornava a Lâayoune; il mattino dopo, raccontò il suo sogno ai suoi vicini. Il commissario politico fu immediatamente informato dal nucleo, 11 persone formano un nucleo e il capo informa di tutto quello che succede. Era difficile fare ammettere loro che la gente può sognare quello che vuole ma che doveva dividere i suoi sogni con il commissario politico!

    I commissari sono stati formati a Cuba e badano che nessuna diversità ideologica possa alterare le certezze e le idee del Polisario!

    Pertanto, i libri, i giornali sono vietati nei campi. I giovani che hanno studiato all’estero, portano di nascosto dei libri, dei nastri musicali, e dei giornali ma sono spesso assillati per motivo di “deviazionismo ideologico” e al fine di proteggere il modello specifico e originale del Polisario.

    In quell’atmosfera, il Polisario ha spesso combattuto l’effetto delle radio straniere ma in vano, ricorrendo anche a volte alla mancanza di batterie, nell’intento di impedire la gente ad informarsi sul mondo esterno. Il Polisario impone quindi agli studenti, agli allievi militari ed ai malati dei corsi di prevenzione contro tutto quello che è straniero e contro l’influenza del mondo esterno.

    Nel suo documento, il Polisario chiede la testimonianza dell’A.C.R., del C.I.C.R., e del P.A.M. nonché di alcune personalità straniere. Ma da quando quelle organizzazioni possono controllare qualcosa? L’A.C.R. non è mai stato autorizzato a censire i sequestrati nei campi per paura che la verità si scoprisse. Per gli stranieri, il Polisario incomincia a pretendere che la maggioranza delle popolazioni siano nomadi. Quindi, difficili da censire, sono lontani, laggiù ripete spesso ai visitatori a volte increduli. E a quanto sappiamo, le torture, le incarcerazioni, le sommosse successive ai sequestri non sono stati riportati dai media che hanno visitato i campi. E’ stato proprio il Polisario a confessare quelle “triste faccende” nel suo recente documento.

    D’ora in avanti, dobbiamo prestare una più ampia attenzione alla situazione di migliaia di persone sequestrate contro il loro volere e sulle quali vengono applicate inimmaginabili atrocità nel silenzio più totale. La stampa e le personalità straniere devono d’ora in poi esigere dal Polisario di parlare con i sequestrati solo a testa a testa e lontano dalla presenza di accompagnatori che sono tutti membri della sicurezza. 

E il diritto di scrivere e di riunificarsi con la propria famiglia?

    Nel documento del Polisario, dice testualmente che “si tratta di un problema di decolonizzazione che forma un’entità inseparabile e “che senza applicazione del Piano dell’ONU, il problema dei rifugiati non può trovare alcuna soluzione, e quindi neanche la riunificazione delle famiglie”. Il Polisario ha appena confermato quanto abbiamo sempre proclamato: rifiuta di lasciare partire la gente. L’Impedisce e la trattiene usando il ricatto sulla comunità internazionale. Quindi, nessuno potrà lasciare i campi se “il Polisario non viene soddisfatto nelle sue richieste peraltro irraggiungibili all’ONU; la gente è quindi trattenuta in ostaggio ed è l’oggetto di  ricatti insopportabili.

    L’opinione mondiale deve fare capire al Polisario che le sue idee sono di un altro tempo, e che la gente, aldilà del problema politico con l’ONU, ha il diritto di partire dove vuole e di spostarsi, di scegliere di riunificarsi e che i padri hanno il diritto di dare l’educazione che vogliono ai loro figli. E’ difficile seguire il Polisario al punto di essere il complice di violazioni dei diritti di quegli esseri umani sequestrati nel deserto separati dalla forza per decine di anni. Questo è durato fin troppo ed è giunto il momento di porre un termine a tutto ciò. 

Il Polisario: l’unico movimento che non ha mai conosciuto alcuna scissione?

    Chi può credere a quest’affermazione che va contro il buon senso. Se è effettivamente così, e data l’esperienza dell’umanità, e poiché il Polisario non può essere un’eccezione, a quale prezzo si è mantenuta questa facciata, attraverso quali sotterfugi si sono nascoste le numerose fratture sistemate con la violenza e nel sangue?. Tutto ciò si sa oggi, poiché nonostante il deserto sia inaccessibile, gli uomini liberi riescono sempre a fare pervenire i loro messaggi, le loro urla, le loro richieste di aiuto; qualunque sia la simpatia per un movimento, la coscienza non può tollerare di essere ingannata  o che le vengano nascoste queste miserie scandalose.

    Un solo movimento, una sola idea, un solo pensiero, lo stesso vestito, lo stesso ideale, lo stesso monolitismo spinto all’estremo, ecco quello che è il Polisario. Lui stesso lo ha riconosciuto nel suo documento. Infatti, non fa altro che ostentare la propria natura totalitaria, dogmatica, dove decide il centralismo democratico; il Polisario è concepito così, guida la stessa politica da sempre, lo stesso leadership, mentre attorno a lui è cambiato totalmente il mondo. Ripete gli stessi slogan di un sistema ormai finito.

    Il Polisario può solo scoppiare, perché ha spinto il suo monolitismo e il suo dogmatismo a tale punto che ha negato ogni umanesimo nelle persone. Abbiamo sentito la gente assicurare che il Polisario aveva creato un modello perfetto di società. Le donne si autogestiscono loro stesse al punto che c’è praticamente un regno di donne nei campi! Una società senza denaro, mentre la polizia perquisisce gente e luoghi quotidianamente contro il commercio informale che si è imposto da solo date le esigenze. Una società senza carceri, perché il Polisario ha appena affermato nel suo documento che non ha alcun prigioniero politico né prigioniero di diritto comune; un movimento ideale insomma! E’ l’utopia di Platone sulla terra o la “Barataria” di Don Chisciotte che non subirà il fascino di tali allegazioni. Cerchiamo quindi la verità: è ben diversa: un governo senza bilancio, senza PIL, e soprattutto senza debiti, roba da fare emuli nel terzo Mondo; l’Islam nomade contro le moschee e l’integralismo dei centri magrebini sul modello cubano, ecco la salvezza per il Nord dell’Africa. Ma siamo seri, Signori che avete visitato i campi del Polisario, una popolazione unanime, senza divergenza di opinioni, che si compiace nella sofferenza e pure con dignità si dice, con giardini che crescono senza manodopera (perché sono i prigionieri  nascosti dalla vista dei visitatori), dove non è necessario avere leggi, né giustizia poiché non ci sono delinquenti, quindi nessun problema. I problemi sono sistemati secondo il metodo rivoluzionario, con la violenza giustificata dalla fine alla quale bisogna giungere.

    La sorte di numerose persone arrestate da tempo e di altre che lo sono stato di recente, rimane sconosciuta. Dobbiamo continuare la nostra mobilitazione per portare un po’ di felicità ai parenti e alle famiglie di quei dispersi nel deserto di Tinduf. I leader del Polisario devono assumere la responsabilità degli atti che hanno commesso contro gli innocenti, e di cui hanno dato atto di recente ma defilandosi con la scusa che nel documento distribuito a Strasburgo “questa triste faccenda è stata chiarita e le misure necessarie sono state prese per evitare la ripetizione di tali azioni biasimevoli.

    Innanzi tutto occorre identificare e spiegare quegli atti e le loro dimensioni e poi elencare le misure adottate.

    Devono sapere comunque che non la daranno da bere alla nostra vigilanza; al contrario, adesso sappiamo che delle cose gravi succedono contro i diritti umani nei campi del Polisario, e la responsabilità di ciascuno è di controllarne la portata e di agire perché tutto ciò non si ripeta più. Le dichiarazioni del Polisario non saranno mai più prese per oro colato, grazie a coloro (ex-vittime) che sono riusciti ad esprimersi dopo aver lasciato il Polisario e il cui numero aumenta di giorno in giorno.

    E’ diventato urgente riservare tutta l’attenzione necessaria a questa situazione perché la direzione del Polisario è sempre più smarrita e reagisce ciecamente contro le persone che desiderano lasciare i campi dei sequestrati. Impediamo quindi queste “triste faccende” contro innocenti e chiediamo i conti ai carnefici del Polisario. Denunciamo il loro comportamento e l’aver dissimulato quelle violazioni all’opinione pubblica cinicamente ingannata. Chi si fiderà ormai delle dichiarazioni verbali dei polpot del Polisario ?

    Per quanto ci riguarda, difendiamo il diritto delle nostre famiglie a raggiungere le loro case, il loro paese, un ritorno liberamente consentito e non cederemo mai al ricatto del Polisario. Il colonialismo è terminato, il Magreb si unisce e si rafforza, il Marocco sviluppa le sue provincie del sud su una vasta scala, e Sua Maestà ha porto la mano ai suoi figli e numerosi Gli hanno risposto, altri vengono impediti dal Polisario loro malgrado. Finiranno con l’essere liberi e tornare.

 

OMAR HADRAMI, membro fondatore del Polisario

Testimonianza fatta a Strasburgo sulle violazioni dei diritti umani dal Polisario