Sahara

 

Fondamenti storici e giuridici della marocchinità del Sahara

 Se l’attualità pone il problema del Sahara sotto l’aspetto dell’autodeterminazione delle popolazioni, questo non deve fare dimenticare l’appartenenza immemorabile di questo territorio al Marocco, né il carattere legittimo della sua reintegrazione alla Madrepatria dal 1975.

Il Marocco, propone con perseveranza l’organizzazione di un referendum di autodeterminazione delle popolazioni saharawi. Questa posizione deve essere vista nell’ambito dell’attaccamento, mai smentito, del Marocco ai principi che regolano le relazioni amichevoli tra gli Stati, quali il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali e la risoluzione pacifica delle controversie.

Il presente documento si prefigge di ricordare brevemente i vari principì che sono alla base della marocchinità del Sahara. La simbiosi che caratterizza le relazioni tra le provincie sahariane e il resto del Marocco, l’adesione delle popolazioni alla Monarchia e alle Istituzioni del Paese, le straordinarie realizzazioni compiute dal 1975 nel campo economico e sociale, dimostrano l’appartenenza del Sahara al Marocco.

 Fondamenti storici

Questi fondamenti si basano su numerosissimi atti, sia a livello interno sia a livello internazionale.

  1° - A livello interno:

E’ necessario, prima, ricordare un fatto importante: il Marocco è costituito in quanto Stato dal IX° secolo. Questa qualità di Stato autentico è unica nel Maghreb. E’ stata salvaguardata anche durante la parentesi del Protettorato (1912-1956).

Nelle strutture del funzionamento di questo Stato marocchino secolare, il Sahara ha sempre occupato un posto privilegiato e spesso determinante. Così, i fondatori delle dinastie in Marocco provenivano spesso direttamente da una delle tribù del Sahara Occidentale. E’ in particolare il caso degli Almoravidi il cui fondatore, Youssef Ben Tachfine (XI° secolo), costituì il “Grande Marocco” che si estendeva sino ai confini con il Senegal. 

Questi legami stretti con il Sahara non sono stati smentiti con l’ascesa al potere della Dinastia Alawita (XVII° secolo), originaria del Tafilalet (Sahara) la quale non ha smesso di rafforzare l’unità nazionale e i legami immemorabili esistenti tra tutte le regioni del Marocco.

L’esercizio della sovranità dallo Stato marocchino nel corso della sua storia è caratterizzato da un certo numero di peculiarità dovute alla struttura particolare di questo Stato. Questa specificità è stata riconosciuta dalla Corte Internazionale di Giustizia (C.I.G.) (Parere consultivo del 16/10/75 sul Sahara Occidentale § 94, pagine 43-44).

Il potere centrale è esercitato dal Sultano “Guida dei Credenti”. In quanto tale, egli è il Capo Religioso della comunità dei credenti di cui assicura inoltre il governo temporale. L’accettazione della persona del Sultano dalla comunità dei credenti si effettua tramite la “Beyâ” o fedeltà.

L’atto di fedeltà impegna coloro i quali lo giurano ad una ubbidienza definitiva e perpetua dal momento che il Sultano rimane fedele ai precetti del Corano; una ubbidienza che, tradotta in termini intertemporali, deriva dai rapporti tradizionali che legano un Stato ai suoi cittadini.

Il Sultano, rappresentante dell’autorità suprema sia sul piano spirituale sia sul piano politico, ha, inoltre, il compito di garantire la difesa delle popolazioni e di assicurare le relazioni con le altre potenze stranieri.

Di conseguenza, il giuramento di fedeltà è sinonimo di sovranità. E’ peraltro ciò che conferma il giudice AMMOUN, nella sua opinione sul parere della C.IGJ. relativo al Sahara: “… Così il giuramento di fedeltà al Sultano, o Sovrano, equivaleva alla fedeltà allo Stato. Significa altresì riconoscere conseguentemente che i legami giuridici del Marocco con il Sahara Occidentale riconosciuti dalla Corte si traducono con dei legami politici, anzi dei legami di sovranità”.

Per quanto riguarda il Sahara, l’esercizio di questa sovranità appare a più livelli, sia per quanto riguarda la nomina dei responsabili locali (governatori, giudici e capi militari) sia per quanto concerne la definizione della missione che viene loro affidata.

Durante l’esame della questione del Sahara occidentale da parte della C.I.J., il Marocco ha presentato qualche decina di testi e documenti a carattere interno che dimostrano l’esercizio effettivo, permanente, continuo e pacifico della sovranità dal Sultano sui territori Sahariani.

Consideranto soltanto il periodo dell’occupazione coloniale, possiamo trovare un certo numero di esempi relativi alla nomina di responsabili locali dal potere centrale. Inoltre, delle direttive erano date a questi responsabili per tutelare l’integrità territoriale del Marocco. 

A questo proposito, dobbiamo ricordare il posto privilegiato che ha occupato il cheik Ma El Ainin (sin dalla fine del XIX° secolo) nell’azione di resistenza di fronte alle incursioni straniere nel Sahara Occidentale. 

Era il rappresentante speciale del Sultano di cui eseguiva la politica a livello locale. Il potere centrale, preoccupato di raffermare la sua autorità sulle province meridionali, doveva intervenire in loco nella persona del Sultano stesso.

Così citando solo il periodo precedente il protettorato, Hassan I aveva effettuato nel 1882 e nel 1886 due spedizioni per porre fine alle mire straniere su questo territorio e per installare officialmente dei caid (governatori) e dei cadi (judici).

Peraltro, nelle manifestazioni di esercizio di sovranità, si può menzionare la riscossione di tasse.

  2° - A livello internazionale:

La sovranità marocchina sul Sahara Occidentale è stata sanzionata da disposizioni espresse da molteplici convenzioni stipulate dall’Impero sceriffale con Stati stranieri.

L’analisi di alcune convenzioni diplomatiche prova che le potenze stranieri hanno fatto ricorso permanentemente al Sultano per proteggere le attività dei loro cittadini nel Sahara Occidentale.

Si tratta di trattati conclusi rispettivamente con la Spagna nel 1861, con gli Stati Uniti d’America nel 1786 e nel 1836 e con la Gran Bretagna nel 1856.

Altri strumenti riconoscono esplicitamente la sovranità del Marocco sul Sahara. E’, in particolare, il caso del trattato anglo-marocchino del 13 marzo 1895 di cui l’articolo 1 recitava:

“Nessuna Potenza potrà avanzare delle pretese sui territori che si estendevano dall’Oued Draâ al Cap Bojador, chiamati Tarfaya come summenzionato e all’interno perchè questi territori appartengono al Marocco”.

Peraltro, la sovranità del Marocco sul Rio de Oro era riconosciuta a livello internazionale come testimonia la lettera dell’Ambasciatore di Francia a Tangeri, in data 10 novembre 1898. Secondo questa corrispondenza: “La stampa spagnola fa molto rumore per quanto riguarda delle notizie recentemente ricevute da Rio de Oro e secondo le quali un numero considerevole di Marocchini – quattro o cinque mila – si stessero avvicinando in modo aggressivo a detto stabilimento commerciale”.

La C.I.J. ha avuto conoscenza di tutti questi documenti e ha ritenuto che “gli elementi ed informazioni portati a conoscenza della Corte dimostrano l’esistenza, durante la colonizzazione spagnola, di legami giuridici di fedeltà tra il Sultano del Marocco e alcune tribù abitanti nei territori del Sahara Occidentale” (§162 del parere del 1975).

Questi fondamenti storici permettono di capire meglio le basi giuridici sulle quali poggia il compimento dell’integrità territoriale avvenuta nel 1975.  

BASI GIURIDICHE PER IL COMPLETAMENTO 
DELL'INTEGRITÀ TERRITORIALE DEL MAROCCO

La dichiarazione congiunta del 7 Aprile 1956 tra Spagna e Marocco mise fine alla presenza spagnola nel Nord del Regno. Detta dichiarazione cita in particolare, nel suo paragrafo 2, che la Spagna “ribadisce la propria volontà di rispettare l’unità territoriale dell’Impero garantita dai trattati internazionali”.

In realtà, la colonizzazione spagnola proseguì in varie parti del territorio marocchino e furono retrocesse a mano a mano: Tarfaya (nel 1958), Ifni (nel 1969) e il Sahara Occidentale (nel 1975). I presidi del Nord (Sebta e Mellilia) sono ancora oggetto del contenzioso territoriale maroco-spagnolo.

Per quanto riguarda il Sahara, la richiesta da parte del Marocco di retrocessione è stata avanzata fin dal 1956. Tra le testimonianze della volontà del Marocco di ricuperare le sue provincie del sud, sin dall’indomani della propria indipendenza, ricorderemo il discorso storico di Sua Maestà MOHAMED V a M’hamid El Ghizlane nel 1958.
  Rivolgendosi ai marocchini del Sahara, egli rammentò loro la perpetua sudditanza dei loro antenati a Moulay Hassan I; Egli poi, promise una mobilizzazione permanente e totale del Marocco, fino alla completa reintegrazione del Sahara.

Il defunto Re Sua Maestà HASSAN II ribadì, appena salito al trono, la stessa posizione. Pertanto, durante la prima conferenza al vertice dei Paesi Non-Alineati (Belgrado, Settembre del 1961), dichiarò: “…Questo colpo ai danni dell’integrità territoriale di Paesi indipendenti e membri delle Nazioni Unite crea un clima di irritazione e di provocazione e costituisce da parte dei Paesi colonialisti una minaccia permanente per la sicurezza e la pace. In Marocco, per esempio, la Spagna occupa tuttora intere regioni al Sud del Nostro territorio: Saquia El Hamra, Ifni e Rio de Oro…”.

Al momento dell’adesione alla Carta dell’O.U.A., nel 1963, il Marocco ha ribadito la sua posizione e ha anche espresso delle riserve nei seguenti termini : ''onde pervenire al completamento della sovranità e dell’integrità territoriale del Marocco, nell’ambito di frontiere autentiche, è importante sottolineare che la firma della Carta dell’O.U.A. non va interpretata come un riconoscimento esplicito o implicito di fatti compiti fin’ora, rifiutati dal Marocco, nè come la rinuncia al proseguimento del rispetto dei nostri diritti attraverso i mezzi leggittimi a nostra disposizione”.

In questa faccenda, in linea con la propria politica, il Marocco ha sempre cercato di giungere a un regolamento pacifico di questa vertenza, chiedendo alla Spagna di avviare negoziati appropriati, e di portare il caso davanti alle varie Istanze internazionali

Rispondendo a questo appello, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella risoluzione 2072 (XX) del 16 Dicembre 1965, dovette chiedere alla Spagna, quale potenza amministrante, “di prendere immediatamente le misure necessarie alla cessazione del dominio coloniale nei territori di Ifni e del Sahara Occidentale, e di avviare pertanto dei negoziati sulle questioni relative alla sovranità di questi due territori”.

Occorre sottolineare il fatto che l’Assemblea Generale ha associato le due questioni riguardanti l’integrità territoriale del Marocco. Le manovre dilatorie della Spagna condussero l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, su richiesta del Marocco, a chiedere un avviso consultativo alla Corte Internazione di Giustizia  (risoluzione 3292 XXIX del 13.12.1974) sulla situazione giuridica del territorio prima della colonizzazione spagnola, e in particolare sui legami giuridici con il Marocco e la Mauritania.

 Le questioni erano le seguenti:

1.     il Sahara Occidentale (Rio de Oro e Saquia El Hamra) era, al momento della colonizzazione dalla Spagna, un territorio senza maestro (Terra Nullius)? Se la risposta alla prima domanda è No, 
  2.    Quali erano quindi i legami giuridici di detto territorio con il Regno del Marocco e l’intera Mauritania? 

Rispondendo negativamente alla prima domanda, la C.I.G. ha riconosciuto, come già detto, i legami di sudditanza tra il Sultano del Marocco e le tribù del Sahara Occidentale. Questo testimoniava la validità delle tesi giuridiche del Marocco e rendeva necessario l’apertura di negoziati con la Spagna per porre fine alla situazione coloniale di questo territorio.
  In questo senso si pronunciò anche il Consiglio di Sicurezza ricordando con la Risoluzione 377 del 22 Ottobre 1975, che “le parti interessate” potevano avviare dei negoziati per sciogliere pacificamente questa controversia, sulla base dell’articolo 33 della Carta delle Nazioni Unite.

Nella fattispecie, le parti interessate sono il Marocco, la Mauritania e la Spagna; l’Algeria essendo anche lei interessata in qualità di paesi limitrofe. Occorre rilevare il fatto che il “Polisario” non era menzionato sia nelle risoluzioni dell’O.N.U., sia nelle dichiarazioni ufficiali delle autorità algerine.

Infatti, l’Algeria non dichiarò di avere delle pretese dirette sul Sahara Occientale. Anzi, il Presidente algerino defunto Boumedienne lasciò intendere che avrebbe incoraggiato e approvato la divisione del territorio tra il Marocco e la Mauritania. 

Di fatti, nell’Ottobre 1974, durante il vertice della Lega dei Paesi Arabi, egli dichiarò davanti ai Capi di Stato che : “Il problema riguarda d’ora in avanti la Mauritania e il Marocco. Dichiaro di essere d’accordo e che non esiste alcun problema…” Numerosi riunioni si svolsero a Nouadhibou, a Rabat, a Agadir subito dopo l’accordo algero-marocchino. 
“Ho assisto  ad una riunione con Sua Maestà il Re e il Presidente della Mauritania durante la quale sono convenuti di trovare una formula per risolvere questo problema dopo la liberazione, formula che prevede una parte che spetta alla Mauritania e una parte che spetta al Marocco. Ero quindi presente e ho dato il mio avallo di cuore e senza secondo fine.” (Archivi della Lega dei Paesi Arabi; vedere in questo senso il “Monde” del 9 Aprile 1980).

Tuttavia, la Spagna mantenne la sua politica coloniale e portò il Marocco a scatenare la “Marcia Verde”, che avrebbe aperto la via all’accordo di Madrid firmato dalla Spagna, dal Marocco e dalla Mauritania, e che stabiliva le modalità di retrocessione di questo territorio (Accordo di Madrid del 14 novembre 1975).

Bisogna sottolineare che questo accordo è in totale conformità con le norme del Diritto internazionale e con la Carta delle Nazioni Unite (vedere articolo 5 dell’accordo).

L’Assemblea Generale ha riconosciuto la validità di questo trattato e ha preso “atto dell’accordo trilaterale raggiunto a Madrid tra i Governi spagnolo, marocchino e mauro, il cui testo è stato trasmesso al Segretario Generale dell’O.N.U. il 18 Novembre 1975” (risoluzione 3458 (XXX E3 del 10.12.1975).

Tutte le disposizioni dell’Accordo di Madrid sono state scrupulosamente rispettate dal Marocco, in particolare quelle relativi all’espressione della volontà delle popolazioni (articolo 3 dell’accordo di Madrid).

Infatti, la Jemaâ (Assemblea), organo la cui rappresentatività e la cui competenza nella guida degli affari delle popolazioni, erano state riconosciute dalla Missione delle Nazioni Uniti in loco nel 1975 (NU, DOC. 1/10023/Add.5, pp. 40 e ss), aveva approvato il dispositivo dell’accordo di Madrid. Detto modo consultivo delle popolazioni è conforme al diritto internazionale e alla pratica internazionale in materia di decolonizzazione.

Di conseguenza, l’autodeterminazione può rivestire, secondo i regolamenti del diritto internazionale, diverse forme. Ciò è stato ampiamente sottolineato in occasione dell’esame da parte della C.I.G della questione del Sahara.

Pertanto, la retrocessione del Sahara dalla Spagna al Marocco è conforme ai titoli storici e giuridici e rispetta la legalità internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite, dell’Accordo di Madrid e i desideri delle popolazioni. Tanto più che la reintegrazione del Sahara alla Madre Patria  ha dato il via ad uno sviluppo senza precedenti in quella parte del Regno