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Il Marocco in Breve |

Nel corso della prima metà del 7mo secolo (primi decenni della
rivelazione dell’Islam), il Marocco, che si chiamava “Mauritania Tengitana”
romana, caduta nell’oblio dall’alba del 4° secolo, era una terra dove
regnavano la confusione e i disordini…
Tribù e regioni erano contese da diversi poteri a causa, in particolare,
della sopravvivenza di influenze romane e bizantine, e soprattutto a causa
dell’esistenza di una confusione religiosa indescrivibile: culti naturisti,
tradizioni animiste, divinità romane, cartaginesi, confessioni diversi…
Nessun potere centrale che garantisce la stabilità, la coesione sociale
e la sicurezza, poteva emergere da una tale situazione di confusione delle menti
e delle credenze.
La disgregazione sembrava essere la via fatale, e l’unità, un bisogno
così imperioso, sembrava impossibile poiché le condizioni preliminari
indispensabili erano inaccessibili vale a dire una sola e unica dottrina
religiosa riunendo le menti e codificando i comportamenti degli individui e dei
gruppi.
Da più di 13 secoli, l’Islam è il cemento che ha dato a questo popolo
l’unità spirituale, segreto della coesione di una nazione dalle origini
diverse, e della continuità di un stato secolare.
La prima apparizione delle truppe dell’Islam nel Magreb risale alla
spedizione condotta dal governatore di Egitto ‘’Abdellah Ben Saad’’,
contro i bizantini nel 647 a Ifriqia (l’attuale Tunisia), ma è
‘’Oqba Ibnou Nafii’’, fondatore della città di Kerouan(Tunisia)
e della sua famosa moschea (la prima nel Magreb), che dal 681 percorse
l’Africa settentrionale - dalle contrade marocchine di Tangeri sino alla
vallata del Souss – spingendo perfino il suo cavallo nelle acque
dell’Atlantico per placare il suo famoso rimpianto di non poter portare la
verità dell’Islam al di là di questo “mare di tenebre”.
Questa scelta è l’Islam ortodosso, fondato sulla ‘’Sunna’’ (la
tradizione del Profeta), come fonte fondamentale dopo il Corano. Sin dagli
inizi, i Marocchini adottarono le dottrine sunnite, combattendo con forza le
diverse eresie.
Numerosi storici hanno dato come spiegazione per questa scelta
dottrinale, il fatto che il Marocco abbia accolto come primi conquistatori e
primi iman o emiri, gente di Medina, discepoli dei compagni del profeta, che
fondarono la prima dinastia degli Idrissidi nel 788/974 D.C.
Infatti, la scelta del sunnismo puro e ortodosso non può essere separata
dal rito ‘’Malikita’’, del esegeta musulmano ‘’Al Imam Malik Ibnou
Anas’’ (morto nel 795 D.C), adottato in Marocco sin dall’introduzione
dell’Islam.
L’illustre studioso, giurista e teologo, ‘’Cadi Ayyad’’ scrive:
“Quando Assad Ibnou Fourat (767-835 D.C.) arrivò da Kairouan, munito dei
libri medinesi e irakeni, gli chiesero quale era la dottrina più sicura da
seguire, quella di ‘’Malik’’ o quella di ‘’Abou Hanifa’’, Assad
rispose: ”se la tua ambizione è spirituale, segui la dottrina di ‘’Malik’’,
se al contrario aspiri alla felicità temporale, segui dunque la dottrina dei
dottori irakeni”.
Se l’ortodossia della dottrina sunnita ponesse la nazione marocchina al
riparo degli scismi che conobbe (sino ad oggi) l’Oriente, ancorando un islam
premunito contro ogni forma di speculazione umana (nessun potere clericale), il
rito ‘’Malikita’’ dà tutta la dimensione di questa ortodossia che mette
l’atto religioso al di sopra del temporale, poiché quest’ultimo è
abbordato in questo rito con la preoccupazione costante di realizzare
l’equilibrio tra l’ambizione dell’individuo e l’indispensabile coesione
e progresso della ‘’Umma’’ (communità). Il musulmano marocchino,
sunnita e malikita, vive dunque l’Islam con una doppia responsabilità per
quanto riguarda il suo divenire nell’aldilà.
In altre parole, una tale pratica religiosa, attenta a salvaguardare
nello stesso tempo la salvezza della comunità nel temporale e la sorte del
credente presso Dio, sarà fondamentalmente improntata alla moderazione, alla
ricerca di equilibrio, alla tolleranza, allo sforzo di adattamento basato sul
sistema di riferimento ortodosso (Ijtihad)…
Quel che sembra essere un paradosso, ortodossia e applicazione nella
moderazione, è di fatto un segreto della riuscita dell’islam in terra
marocchina. Perché una simile relazione tra lo spirituale (ambizione suprema
del credente) e il temporale (dovere indispensabile per l’individuo come per
la comunità) spiega infatti, dagli Idrissidi (788-974 DC) sino ad oggi, il
perfetto funzionamento tra l’ambito religioso e l’ambito politico,
ciò fece beneficiare questo paese di una continuità di stato secolare
in una terra d’Islam da dove l’invenzione scientifica, l’erudizione
giuridica, la creazione artistica e l’influenza della civiltà sono giunte
sino a Toledo (Spagna) e al di là del fiume Senegal.
Un tipo di “managment” del temporale è in questo modo integrato in
modo armonioso all’austera ortodossia per quanto riguarda le fonti dei
precetti e raccomandazioni. Ciò si traduce per l’individuo con una grande,
addirittura grave, responsabilizzazione ed è quello di conseguenza che
legittimerà a suo favore una libertà d’azione e dei diritti di
partecipazione ai fatti e gesti condotti nel nome della comunità….
Così, il rito malikita incontra in modo naturale la nozione coranica
della “Choura” (consultazione) così fondamentale, come riferimento, per i
dibattiti, ai giorni nostri, sulla democrazia: “il rito malikita in Occidente
non si è soltanto nutrito dei principi generali, codificati dai dottori di
prima ora. Volendosi pratico, prese la sua sostanza nel fondo tradizionale della
regione e tentò di risolvere i casi singoli che accadevano nella vita
quotidiana senza troppo cadere nelle teorie generali. Questa “casistica”
fece del diritto malikita, un diritto positivo, che non ha nulla da
invidiare ai diritti positivi moderni.
L’introduzione e lo sviluppo del rito malikita nell’Occidente
musulmano sono legati all’espansione dell’Islam in queste vaste regioni che
si stendono dal Tripolitana, ad est, sino ai confini sahariani del sud-ovest,
includendo così l’Ifriqiya (che corrisponde quasi all’attuale Tunisia), il
Maghreb centrale, il Maghreb estremo, l’Andalusia e più tardi il Senegal e
il Niger.
E’ importante costatare la rapidità con la quale il rito malikita ha
affondato le sue radici nell’Africa del nord ovest. Questo è avvenuto perché
il malikismo è stato considerato non solo come uno dei quattro riti apparsi
agli albori dell’Islam, ma per di più, come un dogma che sarebbe stato difeso
lungo tutta la sua storia. In questo senso, il malikismo, rito giuridico
religioso, rivestiva anche una dimensione politica. In questo modo servì di
base allo Stato e di fermento al corpo sociale.
Senza dubbio, il malikismo aveva attraversato delle crisi, come
all’epoca dei Fatimidi d’Ifriqiya o degli Almohadi, ma ne usciva più che
rinforzato, aiutato in questo dai sovrani stessi, inflessibili addetti del
sunnismo e dell’ortodossia, come del resto dai ceti sociali per chi la
tradizione del profeta Mohammed, riveste un carattere sacro.
Bisogna dire che il rito dell’imam di Medina, ‘’Malik Ibn Anas’’
si iscrive in una linea di puro sunnismo. Basandosi dopo il Corano, sulla
tradizione, la scuola del ‘’Hidjaz’’ considera la sunna come la fonte
essenziale della legislazione musulmana, contrariamente alla scuola di
‘’Abou Hanifa’’ (morto nel 767 DC) che fa ricorso al ‘’Raì’’(opinione)
o interpretazione razionale delle fonti.
Malik non scartò il ‘’Raì’’ per questo, usò perfino il
ragionamento per analogia (Qiyass) come lo faceva Al Imam ‘’Ach-chafii’’
dopo di lui ma vi fece ricorso solo nella misura ove la sunna faceva difetto.
Pertanto si adoperò per redigere nella sua opera fondamentale, ‘’Al
Mouwatta’’ (la via appianata), tutti gli hadith (discorsi) suscettibili di
costituire un riferimento certo del diritto musulmano. Ricorse inoltre alle
parole dei diretti compagni del
profeta ed alle opinioni giuridiche (fatwa)
dei successori (tabi-oun), adottando così le pratiche e la
giurisprudenza degli Arabi di Medina (Ahl al Madina), come fonte autorevole
avendo il ‘’Qiyass’’(Il paragone).
L’Ijmaa o consenso dei giureconsulti di Medina
e la tradizione del profeta sono un dato essenziale per la comprensione
delle cause dello sviluppo del rito malikita nell’occidente musulmano.
L’opera d’unificazione intrapresa dalla scuola malikita è
considerevole. I Magrebini e gli Andalusi gli avevano apportato degli
arricchimenti, sia a livello del corpus, sia a quello della metodologia,
addirittura a livello istituzionale.
A livello del corpus, sino all’avvento del malikismo nell’occidente
musulmano, soltanto il ‘’Mouattaa’’ di Malik costituiva il primo
riferimento della scuola, perché quest’opera, come ha detto a buon titolo il
Cadi (Giudice) Abou Bakr Ibn Arabi “fu la prima ad essere redatta sulla
legislazione musulmana in un’ottica di elaborazione dei principi dei diritti e
della loro applicazione”.
L’Ijtihad dei malikiti in Occidente si è distinta infine sul piano
istituzionale. L’istituzione della Choura o “consultazione” è un esempio
dell’attaccamento del Malikismo alla preservazione degli interessi generali
dell’Umma o comunità nel suo insieme.
In Andalusia, un consiglio consultivo speciale è stato istituito sin
dagli inizi del 10mo secolo a Cordova, composto da giureconsulti eminenti, tutti
appartenenti alla scuola malikita che aveva per missione di aiutare i cadì
(giudici) nella loro opera, dando loro, se necessario, gli elementi giuridici,
per motivare i loro giudizi.
L’importanza delle consultazioni giuridiche è stata evidenziata sotto
gli Almoravidi quanto esisteva una separazione nettissima tra le funzioni del
Cadì e del Muftì. Nel diritto malikita, il Muftì dà informazione sulla
regola giuridica applicabile nella fattispecie, ma non dispone assolutamente di
un potere vincolante per la sua applicazione. Questo potere appartiene al Cadì
che lo esercita in nome del sovrano.
Ai tempi d’Ali Ibn Youssef Ibn Tachafin, il Cadì era tenuto a chiedere
il parere dei fouqaha (religiosi) prima di pronunciare il suo verdetto, ma gli
era vietato consultarli in pubblico, una camera speciale essendo stata prevista
per le porte chiuse. Tuttavia, la presenza di quattro Fouqaha era indispensabile
quando il Cadì doveva pronunciare la sua sentenza.
Bisogna sottolineare che sotto gli Almoravidi, i Fatwa dei Fouqaha
avevano un’importanza capitale; erano richiesti dal sovrano stesso che
prendeva decisioni solo in presenza di un numero determinato di giureconsulti.
E’ stato detto che lo Stato almoravido era lo Stato dei Fouqaha.
La funzione d’Ifta o consultazione giuridica legata o no alla
giudicatura era in vigore nell’occidente musulmano ove mantenne le sue
distanze nei confronti dell’autorità governativa contrariamente ai paesi del
Medio Oriente ove si inserì nella funzione pubblica.